Lavoro
“Nel Setter Inglese, il lavoro non è solo fatica: è passione, disciplina e istinto che diventano armonia sul campo.”

Anche se il setter inglese è uno dei cani più appariscenti tra i numerosi che sono stati creati per l’attività venatoria, non si può dire che il suo primato numerico sia dovuto solo all’avvenenza, che comunque all’inizio può aver contribuito alla sua affermazione; in realtà, la razza si è poi consolidata in virtù dei meriti effettivi e delle grandi doti nel lavoro.
Il setter inglese fu conosciuto in Italia agli inizi del XX secolo e, anche se nell’Ottocento c’era stato qualche tentativoTipico Soggetto in ferma… d’importazione, il vero impatto col mondo della cinofilia italiana avvenne dopo la prima guerra mondiale. L’affermazione non fu facile, dato che i bracchi e gli spinoni casalinghi erano considerati i migliori in senso assoluto per i nostri terreni e la nostra selvaggina. Ma come la realtà fu scoperta, il setter inglese iniziò quell’ascesa che lo avrebbe portato a diventare il primo ausiliare nel mondo della caccia italiana, e ciò fino ai nostri giorni, dove rappresenta almeno l’80% di tutti gli ausiliari impiegati sia nella pratica venatoria sia nelle prove di lavoro. Le razze inglesi, setter e pointer, erano considerate soprattutto come macchine da corsa e venivano presentate nei field trial, parola strana che significa “lavoro nel campo”.
Furono impiegate nelle grandi estensioni di terreno, con selvaggina che necessitava di una ferma lunga nel vento, dove l’azione non lasciava spazio a certe manifestazioni quali il dettaglio, che invece sovente erano presenti in quelle dei continentali italiani. Ma se il pointer, nonostante la mentalità dei nostri cacciatori che cercarono di piegarlo ai desideri e alle necessità casalinghe, resse e si mantenne integro nelle sue caratteristiche, il setter inglese si dimostrò molto più duttile e riuscì a conciliare le sue eccelse doti venatorie coi nostri desideri, soprattutto per l’habitat che non sempre era confacente a quello inglese, dove la razza era stata creata per operare.
Ma ciò che più colpi gli innumerevoli appassionati che subito lo seguirono e tentarono di Gin e Brook di Pizzo Stella….allevarlo fu che, una volta riportato in quei terreni ampi delle prove, esso tornava con facilità a essere quello di sempre: il veloce galoppatore naso al vento che riusciva a bloccare le starne a decine e decine di metri. C’è però da chiedersi se i setter di trenta o quarant’anni fa (non è il caso di fare indagini più indietro nel tempo) avessero quanto gli attuali la cerca e l’azione così esasperata come è dato di vedere nei trialer di oggi durante i turni delle prove, soprattutto nella grande cerca. Bisogna considerare che, a quei tempi, l’abbondanza di selvaggina bastava a frenare l’azione del cane veloce e a ridurre l’estensione di cerca. Il metodo di allora era sempre il confronto con il pointer, del quale, teoricamente, il setter subiva la supremazia, per la conelamata capacità del velocissimo “figlio del vento” di arrivare primo sul selvatico. Cosa che, invece, oggi non accade, anzi troppo spesso si verifica il contrario.




Lo stile del setter inglese si contrappone nettamente a quello del pointer.
Entrambi sono superbi dominatori del vento, e se per qualcuno essi dovrebbero correre separati, noi crediamo invece che il confronto sia sempre positivo, soprattutto quando le doti innate non vengono toccate e vengono anzi lasciate affiorare tutte quelle particolari attitudini che, pur differenti come espressione, debbono sempre tendere a uno stesso risultato. E’ vero, tuttavia, che il setter inglese, pur mantenendo una buona velocità di galoppo, non dovrebbe essere mai sfrenato né impetuoso, e rimanere con quella morbidezza che è caratteristica dei suo movimento, ma che, purtroppo, spesso viene compromessa proprio dal confronto con il pointer. In certe prove si effettua la suddivisione delle razze, ma bisognerebbe decidersi: o sempre o mai, altrimenti è inutile. La differenza esistente tra i soggetti attuali e quelli di quaranta o cinquant’anni fa si basa soprattutto sulla velocità e sull’ampiezza di cerca. Qualcuno che li ricorda vuole anche dire sul tipo di movimento, sicuramente più aderente allo stardard che ancora è in vigore. 0ggi vediamo dei setter scomparire all’orizzonte con velocità sostenuta, con uno schema di cerca, chiamato “grande”, ma che certo non è appropriato alla loro indole. Non si vuole il setter lento né tentennone, si vuole solo un ausiliare di tanto ardore ma capace di dominare la sua immensa passione con un’azione intelligente, accorta, che caratterizzi il suo stile.

