Il Carattere

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Nel Setter Inglese, il carattere vale quanto il naso: passione, equilibrio e cuore fanno il vero campione

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IL MONDO DEL CANE E LA PERCEZIONE DELLA REALTA’

Ogni specie vivente percepisce il mondo esterno attraverso i sensi. Ma i sensi sono sviluppati in modo diverso, tra un animale e l’altro e, conseguentemente, lo è anche la percezione della realtà. Normalmente, ciascuna specie ne sviluppa uno in modo particolare, mentre gli altri fungono da ausiliari.

Di conseguenza, è il senso fondamentale che caratterizza il tipo di comportamento di ogni singola specie animale nei confronti dei propri simili e dell’ambiente. Nell’uomo, per esempio, il senso fondamentale è la vista. I suoi occhi, posti frontalmente, gli danno la possibilità di una buona percezione prospettica e l’angolo di visione relativamente limitato (circa 180′), unito ad un’ottima percezione del colore (per l’equilibrio sulla retina del numero dei coni e dei bastoncelli), lo mettono in grado di valutare e selezionare con precisione le forme di ciascun oggetto, anche in un contesto confuso e complicato, sia esso fermo che in movimento. Questa peculiarità, derivatagli dalle sue antenate, le grandi scimmie antropomorfe, è un esempio di adattabilità all’ambiente.

Queste scimmie, essenzialmente vegetariane e frugivore hanno piú che altro bisogno di scegliere un cibo vegetale particolare, che non fugge, ma deve essere individuato e distinto con cura in mezzo alle altre analoghe forme circostanti. L’udito e l’olfatto possono servire ad integrare la vista, ma non sono, in questa specie, altrettanto importanti. Un buon olfatto e un buon udito servono soprattutto al predatore e alla sua preda, per avvertire in tempo utile le tracce o l’arrivo dell’altro, molto meno ad un animale che, come il gorilla, non è un predatore né teme di esser predato. I sensi del cane, invece, sono il frutto dell’adattamento ad un tipo di vita e ad un ambiente completamente diverso. Quello principale è l’olfatto, seguito da un ottimo udito e, in ultimo, dalla vista. Intendiamoci, non è che il cane ci veda male, soltanto che in lui la vista ha un ruolo completamente differente che nell’uomo. Ritornando all’olfatto, il suo sviluppo, nel cane, è quasi incredibile. Egli può percepire un’emanazione odorosa a chilometri di distanza o seguire una pista vecchia di giorni, magari in mezzo al letame, dimostrando cosí anche una fortissima capacità selettiva. Avverte le modificazioni del nostro stato d’animo, in base alla diversa quantità e qualità di ferormoni da noi emessi (particelle olfattive) meglio della macchina della verità! Anche il suo udito è molto sviluppato (percepisce fino e piú di una frequenza di 40.000 hertz, cioè che include gli ultrasuoni) e i suoi padiglioni auricolari, quando, come nelle forme naturali, sono eretti ed orientabili, riescono molto bene a localizzare la provenienza del suono percepito. In alcune sottospecie, come nel fenneec (o volpe del deserto) o nel licaone, i padiglioni hanno raggiunto dimensioni alquanto considerevoli.

La vista invece, ha per il cane una funzione ausiliaria. Essendo i suoi occhi posti piuttosto lateralmente, l’angolo di visione è molto piú ampio di quello umano ma, in compenso, non consente una buona percezione prospettica e quindi una esatta valutazione della distanza di un oggetto. Ecco perché il cane difficilmente si accorge di una cosa ferma. La nota però immediatamente non appena questa si muove, percependola, per rendere l’idea, come una sagoma che cambia posizione sul piatto schermo di un computer. Perciò il cane impara a distinguere e a riconoscere le creature che gli sono familiari, non tanto dal loro aspetto, quanto da come si muovono. La gerarchia dei sensi, nel cane, appare chiara, osservando il suo comportamento abituale. Egli procede speditamente, col naso a terra, concentrandosi sui messaggi odorosi da decodificare, per vedere se ce n’è qualcuno utile (una potenziale preda passata recentemente, una femmina in calore, la traccia di un maschio da coprire con la propria urina). Solo se ode un suono inconsueto interrompe di scatto la sua lettura e solo dopo aver cercato, orientando i padiglioni auricolari, di localizzarne la provenienza, si decide finalmente a guardarsi intorno. Che udito e vista intervengano esclusivamente al momento conclusivo della caccia, cioè quando il cane, dopo aver seguito la traccia olfattiva della sua preda le è ormai molto vicino, non è un male.

Anzi, se riuscisse a localizzarla troppo presto, potrebbe esser indotto ad anticipare troppo il momento dello scatto finale, facendola fuggire in tempo per salvarsi! In conclusione, se volessimo metterci nella pelle di un cane, dovremmo immaginarci un mondo in sfumate tonalità d’acquerello, dove le forme e i colori ci scivolano intorno e ci interessano solo quando in grandendosi o rimpicciolendosi ci indicano che si muovono, in mezzo ad una grande varietà di suoni e di fruscii, mentre il senso del tempo e della coscienza del nostro io ci è assicurata da una robusta sinfonia di percezioni olfattive, che ci provocano continuamente forti emozioni.

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