Quarta Fase di Addestramento

Quarta Fase di Addestramento

Ammesso che si sia effettuato un addestramento di base sufficiente per condurre il setter a caccia, è tempo di verificare i risultati raggiunti ed esaminare ciò che si è ottenuto con il lavoro vero al cospetto della selvaggina.

Oggi, quasi tutti i setter inglesi che si allevano o si acquistano da cuccioli, specialmente se destinati all’attività venatoria (e lo sono almeno l’80%), provengono da genealogie preclare, spesso sono i figli diretti dei più rinomati campioni di lavoro e quasi tutti hanno nel sangue le migliori correnti del momento. Una situazione così evoluta, Addestramento di tre soggetti dell all. Frandry’sche sarebbe stata inconcepibile soltanto trenta o quarant’anni fa, ha portato al risultato che, se non tutti i cuccioli nascono con la stoffa del campione, ne usciranno alcuni, spesso inaspettatamente, che possiedono le migliori qualità dell’ottimo soggetto e forse anche del trialer. Molto, invero, dipende dal tipo di dressaggio impartito nei primi tempi, che può reprimere come sviluppare qualsiasi dote latente, ma, quando le qualità sono talmente radicate da apparire evidenti, qualcuno prima o poi se ne accorge e il setter prenderà la via delle prove.

Altri cuccioli nascono nella speranza di questa destinazione, per gli accoppiamenti a lungo studiati, ma non sempre il destino segue i percorsi che si vorrebbero. Il setter inglese che, portato a caccia, si dimostra inesauribile come passione e forte abbastanza da reggere per lungo tempo allo sforzo prolungato, che galoppa in stile e che, percepita un’emanazione, si blocca statico, con la testa al vento in magnifica espressione, può essere l’improvviso dono della fortuna e deve essere assolutamente valorizzato per il bene della razza.

Se ha già calcato il difficile terreno dell’attività venatoria e ha abboccato qualche capo di selvaggina, tanto meglio, soprattutto se, nonostante l’uso (talvolta improprio) che se ne è fatto, ha retto e ha mantenuto integre le sue qualità innate. Solo intorno all’anno di vita potremo essere certi delle capacità specifiche di un setter nato soggetto da prove, anche se qualche avvisaglia delle sue capacità si potrà già osservare intorno ai sette-otto mesi. Una volta che ci saremo accorti che il nostro giovane setter possiede le qualità del trialer, bisognerà evitare di condurlo nei boschi, nei cespugliati, nei coltrati e in tutti quei luoghi dove la stia travolgente andatura non potrebbe cespicarsi al meglio. Anche la selvaggina andrebbe scelta con cura, privilegiando quella che è. in grado di potenziare le sue doti: la starna (quella selvatica, però, che frulla per un passo in più, mentre poco adatta, almeno per un lavoro ottimale, si mostra la starna d’allevamento). Anche il fagianotto d’apertura stazionante tra i campi aperti può essere valido, ma la pernice grigia rimane l’esca insostituibile; peccato che sia ovunquefrandry’s Zeus… in costante diminuzione. L’incontro con la lepre, tanto stimato nella caccia, non va preso in considerazione, e anzi, dopo un’energica punizione sul roditore che cancelli nella mente del cane ogni velleità di inseguimento, bisogna fare in modo che tale incontro avvenga raramente. Il setter, per quante doti abbia, non sarà mai pronto per essere presentato nelle prove se non sarà stato addestrato a rimanere fermo al frullo, pur non gettandosi a terra come pretendevano gli addestratori più rigidi. I- questo un momento del dressaggio che si accomuna a quello analogo fatto per le altre razze e soprattutto per il pointer, solo che, mentre per quest’ultimo l’attenzione va posta affinché durante la ferma egli non si schiacci, con il setter inglese può andar bene anche un sistema coercitivo che, previo trattenimento del cane, gli faccia assumere una posizione maggiormente flessa. Mi riferisco ai collari a impulsi elettromagnetici, oggi tanto di moda, che hanno sostituito gli altri mezzi a portata più ridotta, quali i “flobert”, le fionde o la corda di ritenuta.

E’ inutile rifarsi ai dettami di Delfino, di Puttini o di Griziotti, che risalgono a quaranta, cinquant’anni fa e che erano tutti imperniati sulla persuasione e sulla costanza dell’addestratore, perché ormai le razze inglesi in generale, forse a causa di un allevamento portato a potenziare soprattutto l’avidità e la passione, hanno raggiunto un grado di virtualità talmente alto che sovente comporta gravi difficoltà nell’addestramento. Comunque, anche in questa fase, giocano un ruolo decisivo l’intelligenza innata del soggetto e il suo senso di collaborazione. Se nella pratica venatoria il consenso perfetto, pur utile in certe circostanze, potrebbe anche essere sottovalutato dal Zeus in ferma….cacciatore pratico, il quale si accontenta che l’ausiliare non disturbi il compagno in ferma, nelle prove questo momento deve essere perfetto ed eseguito con immediatezza, espressione e a distanza giusta secondo le occasioni. Tutto il resto verrà da sé, e sarà dettato dalle doti innate del setter nonché dall’esperienza e dalla capacità dell’addestratore.

Può infine capitare, anche al di fuori di quegli accoppiamenti voluti, studiati, dove si insegue la bellezza completa del setter in vista dei concorsi, di allevare qualche soggetto che si distingua per la classicità delle linee, per la costruzione scheletrica, per la fattura del manto, per qualcosa di superiore che lo renda particolare e che lo faccia diventare un vero dono della fortuna. In questo caso il possessore non dovrà abbandonare il setter nel box senza valorizzarlo, ma dovrà condurlo nelle esposizioni e farne un protagonista della razza. Quando capita un soggetto del genere che proviene da correnti da lavoro, bisogna tenerselo caro e cercare di fargli raggiungere la vetta del campionato. In Italia, a differenza dell’Inghilterra e degli Stati Uniti, non esistono correnti di sangue esclusivamente da esposizione, ma vi sono allevatori che non si peritano di presentare i propri soggetti in entrambe le manifestazioni e spesso con successo. E’ ovvio che l’allevamento specializzato porterà, nei due casi distinti, maggiori e più decise affermazioni. Noi, che vediamo nel setter inglese una razza che si distingue per la sua bellezza funzionale, crediamo fermamente che per creare una corrente di sangue veramente tipica sia sempre necessario accoppiare i soggetti più belli tra i più bravi e non viceversa: solo così riusciremo a ottenere il tanto agognato “setter inglese ideale”.

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