IMPOSTAZIONI DELLA CONDOTTA AL GIUNZAGLIO
Un attimo prima di cominciare a camminare, ordineremo “piede” per avvertire il cane che stiamo per muoverci, poi inizieremo a marciare con un’andatura il piu regolare possibile per permettere al cane di imparare ad adattarsi al nostro passo. Se possibile, almeno inizialmente, la nostra andatura dovrebbe essere abbastanza veloce per evitare che il cane si distragga e quindi mantenere la sua attenzione il più possibile rivolta verso di noi; attenzione però a non esagerare in senso inverso, perche invitereste il cane a correre e quindi a tirare ancora di più. E’ positivo in questo senso adottare passi piccoli e veloci che piu si avvicinano al modo di camminare del nostro compagno a quattro zampe: in un secondo tempo, infatti, il cane sarà in grado di seguire qualsiasi nostra andatura senza scostarsi dal nostro ginocchio sinistro (anche un passo molto lento o una veloce corsa), ma per iniziare è bene rendergli le cose il piu semplice possibile, cercando di adattare la nostra andatura alla sua e non pretendendo subito il contrario. Dopo un buon tratto di condotta, ci fermeremo, facendo attenzione ad avvertire preventivamente il cane con un “seduto” dato alcuni secondi prima, e pretenderemo che questi assuma la posizione corretta vicino a noi. Per i primi giorni dedicate alla condotta circa due-tre minuti a lezione, poi aumentate gradatamente, ma senza superare i cinque minuti continuativi e fate giocare il cane prima e soprattutto dopo il lavoro.
IL RICHIAMO
Il richiamo è un esercizio che, se correttamente impostato nel cucciolo, non costituisce alcun problema; al contrario, un’errata educazione iniziale in questo campo provoca vizi poi lunghi e complessi da correggere. Il concetto fondamentale è che per il cane il suo nome ed il richiamo del padrone devono sempre costituire motivo di felicità ed allegria: fin dall’inizio, quindi, essi devono sempre essere associati a qualcosa di estremamente positivo (pappa, uscita di casa, carezze a profusione…) e soprattutto mai a qualcosa di sgradevole (come il ritorno a casa dai giardini, sgridate …). Se, fin dal primo giorno, si applica questo semplice principio, il cane non avrà mai dei veri problemi di richiamo; ma è più facile a dirsi che non a farsi!! A quanti di voi è capitato di perdere due ore per recuperare il cane che non si lasciava più prendere e quando finalmente, dopo essersi sfogato, si è deciso a tornare, di sgridarlo ben bene per sfogare il vostro nervosismo accumulato nel frattempo? Sicuramente a molti, perchè è un comportamento tipicamente umano, ma sappiate che in questa maniera avete gettato le migliori basi perche il vostro cane non abbia mai un buon richiamo. Infatti, mettetevi nei suoi panni (cosa utilissima che, fatta piu spesso, eviterebbe errori catastrofici) e capirete subito che, dal momento che il cervello del cane lavora per associazioni, sara 1’ultima azione eseguita (1’essere tornato dal padrone) ad essere legata alla punizione. Cosi, la prossima volta che si ripresenterà una situazione simile, il cane ricorderà che il richiamo è associato ad una sgridata e tornerà sempre meno; questo tipo di incomprensione dà origine ad un circolo vizioso da cui è possibile emergere solo con un’opportuna rieducazione. Un’altra abitudine da evitare assolutamente e chiamare il cane solo quando è ora di tornare a casa: in tal modo il cucciolone associerà il richiamo con la fine del divertimento (cioè ad un fatto spiacevole), quindi non sarà certamente invogliato ad eseguire. Al contrario, mentre siete ai giardini, chiamatelo sovente (senza esagerare, mi raccomando), ed ogni volta premiatelo con molte carezze ed un bocconcino, rimandandolo subito a giocare; in questo modo quell’unica volta in cui, dopo il richiamo e le feste, lo legherete per ritornare a casa costituirà un “una tantum” che passerà inosservato rispetto a tutte le altre volte in cui la chiamata corrispondeva solo ad azioni estremamente piacevoli. Se invece inizialmente non avete commesso errori, il vostro cucciolo accorrerà felice quando lo chiamate, perchè saprà che questo coincide sempre con qualcosa di piacevole (pallina, bocconcino, o anche solo una carezza ed un “bravo”); ma arriverà comunque il giorno in cui ci sarà una distrazione cosi forte che supererà il piacere del richiamo, ed i questa occasione normalmente il padrone commetterà il primo e capitale errore: chiamare nuovamente il cane. La ripetizione di un ordine genera sempre nell’allievo la consapevolezza che “se non eseguo al primo comando, tanto ho tempo di farlo al secondo”, cosa che degenera rapidamente creando un moltiplicarsi degli ordini, fatto negativo che alla fine fa si che questi perdano totalmente di efficacia.
Tornando al nostro caso, se – per esempio – il cucciolo non risponde al richiamo perchè trova più interessante far conoscenza con un altro cane, correte a nascondervi dietro un albero: dopo poco il cane si girerà per controllare se siete sempre li’ e, non vedendovi, si spaventerà temendo di avervi perso e si lancerà alla vostra ricerca, lasciando qualsiasi altra occupazione. Lasciatelo cercare un po’, poi aiutatelo a trovarvi e, quando vi raggiungerà trafelato e felice, riempitelo di complimenti. Un paio di questi scherzetti sono spesso sufficienti, ma se cosi non fosse potrete ricorrere all’uso di un guinzaglione leggero (o, se il cucciolo e molto piccolo, di un filo di nylon spesso): legateglielo al collare e poi lasciate andare il cane, facendo in modo che si senta il piu possibile libero; quando è distratto, chiamatelo e, se tarda a venire, iniziate a recuperare dolcemente il guinzaglione, tirandolo verso di voi; il cane deve capire che il richiamo è un ordine tassativo e che, se non esegue immediatamente, una “forza misteriosa” lo obbliga ad obbedire. Ovviamente appena completato il recupero si dovrà lodare il cane come se avesse eseguito alla perfezione.
