E’ quella relativa al passaggio dal cucciolone al cane maturo.
Possiamo inquadrarla dagli otto mesi all’anno e mezzo d’età, cioè al punto in cui il setter inglese può essere definito adulto. Sino a ora l’educazione è stata piuttosto blanda, senza coercizioni eccessive, perché, lo ripetiamo, interessava sviluppare maggiormente la passione di cerca, la continuità nell’azione, cercando anche di controllare la potenza olfattiva e le possibilità, innate, di metterla a profitto. t augurabile che questa fase cada, come periodo, prima dell’apertura della caccia, quando v’è la certezza di trovare in campagna la selvaggina ancora non smaliziata e abbondante (almeno si spera), la stagione adatta per uscire con regolarità e i campi ricoperti di vegetazione.
Se il setter non è ancora ubbidiente come dovrebbe, è ora di fargli capire ciò che si vuole da lui esercitando il comando “terra” con più decisione, tenendolo dietro prima di dargun sogg. dell’allevamento di Fabio Massimo…li il via, pretendendo che al richiamo (fatto col fischio o con la voce) ritorni e che segua le nostre indicazioni durante la cerca. La selvaggina da preferire per i primi incontri dovrà essere quella sulla quale il cane dovrà specializzarsi, anche se ciò non sempre è possibile, perché, se si vuol fare di lui un beccacciaio e siamo nel mese di agosto, non troveremo che fagiani, quaglie o, nel migliore dei casi, starne. Ma il setter è molto dotato e, se possiede spiccate attitudini naturali, saprà passare da un selvatico all’altro adattandosi. E’ necessario conoscere la zona dove si conduce il cane e le possibilità d’incontro, senza doverlo far correre per un tempo lunghissimo col rischio di stancarlo eccessivamente e quindi di ridurre le possibilità olfattive, poiché l’afa e la vegetazione spesso troppo alta sono di impedimento alla recezione dell’usta e quindi al realizzarsi di ferme solide ed espressive.
Il primo incontro sulla selvaggina non sempre si risolve nel migliore dei modi; spesso il setter, ancora inesperto, cerca dettagliando l’usta, si ferma con posa incerta, riprende dimostrando eccitazione e poi, se il selvatico frulla, rincorre a fondo. E già qualcosa; i giorni che verranno porteranno nuove emozioni a lui e all’addestratore, e ben presto vedremo le vere ferme tipiche, più o meno prolungate nel tempo, ma già ben definite. Non bisogna assolutamente permettere che il setter rompa la stasi della ferma e solo nel caso in cui la selvaggina si allontani di piede egli dovrà cercare di seguirla in un abbozzo di guidata. che diverrà poi sempre più decisa.
E’ anche opportuno che si inizi in maniera più determinata a trattenerlo al frullo, perché questo momento dell’addestramento, che i cacciatori non tengono in dovuta considerazione, è invece molto importante proprio per un miglior risultato pratico. Infatti, con un setter che rincorre disperatamente un selvatico che vola basso o una lepre che scivola tra l’erba, non è facile colpire con sicurezza senza il rischio di impallinare e anche di uccidere il cane. In questo caso è utile il “terra”, che poi diverrà per il soggetto “intelligente” quasi un atto spontaneo. Non è essenziale, a caccia, una correttezza assoluta, come si esige nelle prove di lavoro, ma che intercorra una certa stasi tra il frullo e la partenza del cane è decisamente essenziale. Come il pointer, il setter inglese è una razza che è stata selezionata per manifestare una ferma solida, retta lungamente finché è necessario, per cui non bisogna tollerare o addirittura incoraggiare tutte quelle manifestazioni deleterie quali aggirare la preda, accomodarla, avvicinarla ecc. che sono tipiche dei cagnoli tuttofare e di nessuna utilità pratica.
Dunque, tra un’uscita e l’altra siamo giunti all’apertura della Setter e conduttore…..accia e qui, se prima non avrete fatto le dovute prove con la massima cautela, sorge un grave problema: non è escluso che quel bel soggetto, che ha dimostrato di possedere tutte le doti dell’abile cercatore e fermatore, alla prima scarica di colpi si impaurisca e scappi addirittura, vanificando in un attimo tutte le speranze riposte nelle sue qualità. Sarebbe stato opportuno aver provato il tutto prima, uccidendo una quaglia con un fucile di calibro ridotto e facendo in modo che il cane avesse collegato lo sparo con la caduta e che avesse poi riportato o almeno abboccato il volatile. I setter inglesi che nascono con paure particolari non sono molti, ma ci sono: provengono soprattutto da genealogie dove si è abusato della consanguineità e da quelle dove l’esercizio della caccia non è stato svolto in modo sufficiente a far nascere quella carica interna che permette al cucciolone di superare ogni momento sconosciuto e difficile.
Troppi cani sono stati rovinati il giorno dell’apertura della stagione venatoria, per cui è bene porre la massima attenzione a ciò ed evitare compagnie numerose, rimanendo lontani dalle zone più frequentate dai cacciatori. Se esercitate il vostro sport con più cani, sarà necessario che il setter abbia naturalmente il consenso o che almeno si trattenga dal disturbare il compagno in ferma. La scuola del secondo periodo avrebbe dovuto contemplare anche questo aspetto, non difficile da portare avanti perché il setter inglese, per un sistema antico di conduzione nella patria d’origine che ci è stato tramandato dai maestri d’oltre Manica, è stato sempre fatto lavorare in coppia. Il terreno di caccia spesso convalida le impressioni che l’addestramento iniziale può aver dato, ma altre volte può far crollare tutti quei sogni che erano scaturiti da una scuola predisposta e troppo facile. La pratica venatoria conferma l’attitudine al riporto, al recupero, le possibilità atletiche quali il fondo, il coraggio di cercare nei posti più impervi, l’intelligenza venatoria (chiaramente visibile nei casi più difficili), la salute, il carattere, la tendenza a preferire un certo tipo di selvaggina, di habitat, la predisposizione per una determinata specializzazione.
Alla fine del primo anno di caccia vera potremo con certezza stabilire se abbiamo avuto la fortuna di allevare un setter inglese veramente degno del nome che questa razza si è conquistata nel tempo.
