Seconda Fase di Addestramento

Seconda Fase di Addestramento

La seconda fase del l’addestramento inizia quando il cucciolo, raggiunti i sette mesi, può chiamarsi cucciolone e può avviarsi verso una scuola più completa, che sviluppi soprattutto la sua vera personalità e nello stesso tempo, senza esagerare, dia con più sicurezza i principi del dressaggio sul campo, quelli che garantiscono la conduzione senza pericolo e l’insorgere del vincolo della “lunga mano” del conduttore.

Bisogna avere a disposizione un grande prato (circa 20 ha), dove non vi siano pericoli quali strade molto frequentate, case coloniche, altri impedimenti o intralci tipici della campagna, e soprattutto che non sia attraversato da fossi profondi, per evitare eventuali cadute e quindi rallentamenti o addirittura interruzioni del galoppo. Il cucciolone va sempre slegato con il vento davanti, perché impari a considerare tale situazione come una cosa normale e affinché, durante la sua corsa, ricerchi l’aria come qualcosa di cui non poter fare a meno. Il setter inglese è infatti un cane avventatore, un vero “signore dell’aria”, in essa trova tutto ciò che cerca, tanto che si potrebbe dire che il suo naso è più importante degli occhi. I soggetti migliori già a sette-otto mesi sentono la necessità di galoppare. Forti e ben costruiti, avvertono il bisogno di spazio quasi naturalmente, interrogando l’aria e i suoi profumi, rincorrendo un’allodola perché hanno già sviluppato l’istinto di preda.

Poiché il territorio italiano, a parte casi fortunati, non è più popolato da selvaggina idonea, è giocoforza preparare l’incontro con i surrogati di voliera, ma bisogna porre grande attenzione affinché questo esercizio da scuola non si trasformi in un deleterio giochetto.

Per prima cosa è assolutamente necessario che il volatile da immettere nel campo sia ben sviluppato, con ali forti e con un po’ di selvatichezza acquistata in un’ampia voliera. Può essere una starna, un fagiano o una pernice, ma in questo periodo iniziale è preferibile la quaglia. Ormai gli allevamenti dispongono di tutti i mezzi più sofisticati per far sì che i surrogati si avvicinino sempre di più ai selvatici veri; le quaglie, soprattutto, hanno raggiunto un grado di rusticità tale da poter essere adoperate al meglio: esse devono effettuare lunghe corse sull’erba, dimodoché il cucciolone abbia la possibilità di rincorrerle a lungo per potenziare la sua avidità iniziale; ma poi esse devono spiccare un involo deciso, per fare in modo che nel cane la passione della preda rimanga soffocata e si mantenga viva e pronta a esplodere all’occasione successiva. In questa fase non bisogna cercare di risparmiare sulla spesa e le quaglie devono essere le migliori che si trovano in commercio, anche perché il loro prezzo non è mai troppo elevato. Senza farsi vedere dal cucciolone se ne immetteranno tre o quattroquaglia…. nel campo, senza nasconderle troppo tra l’erba, ma in maniera tale che rimangano leggere e pronte al volo, e se, durante l’immissione, qualcuna dovesse casualmente fuggire e rimettersi lontana, la situazione per l’incontro ne trarrebbe enormi vantaggi. Effettuata l’immissione, bisogna attendere una decina di minuti, cercando di evitare che il cucciolone si accorga dei preparativi. Poi, con tutta tranquillità, come se tutto fosse normale, porteremo il nostro allievo sul campo e lo scioglieremo col vento in faccia. Bisogna comportarsi come sempre, senza agitazione e soprattutto senza condurre forzatamente il cucciolone verso i punti dove le quaglie sono state depositate. Bisogna, insomma, dare l’idea della casualità e lasciare il setter in piena libertà, come se, essendovi recati nel prato per la solita galoppata, questo risultasse miracolosamente popolato da qualche quaglia al posto delle solite allodole.

Le prime volte potrà succedere di tutto: uno sfrullo, un accenno di ferma, una ferma più solida, un dar sotto al primo sentore; oppure un’abulia completa, che è la peggiore situazione che possa capitare.

Questo tipo di scuola non deve servire per scoprire se il cucciolone ha la ferma solida innata, ma soprattutto per infondere una spinta emotiva che lo stimoli a cercare con passione, sviluppando un galoppo continuo e sciolto, che è la sola andatura prescritta per la razza. L’avidità è sempre innata, ma viene sicuramente potenziata da qualche incontro, possibilmente su selvaggina naturale o almeno su quella di voliera. La ferma e la guidata verranno poi, anche contemporaneamente. Per intanto fate in modo che il cucciolone, una volta portato sul prato, senta lo stimolo di partire velocemente, pur rimanendo sotto il comando del conduttore, dimostrando quindi quell’equilibrio necessario che è proprio dei migliori soggetti. E questa la dote che il vero cultoreSebinensis Sara di 4 mesi…. della razza cerca di sviluppare nel giovane allievo; e allora ne osserva lo stile del galoppo, il portamento di testa e di coda, la continuità, la volontà di aprire nel terreno già abbozzando i primi lacet.

Ogni razza ha il suo movimento, che poi fa parte, nell’insieme, compresa la presa di punto, dello stile. A nostro avviso il setter inglese ha alcune qualità che lo rendono particolarmente attraente: l’andatura radente, che sembra creata apposta per bloccare la selvaggina più scaltra senza palesarsi troppo; il portamento di testa per captare ogni filo d’aria che, se porta un’usta particolare, rende il cane accorto e prudente; l’equilibrio del movimento tra gli arti anteriori e i posteriori; la posizione della coda, rigida e più bassa della linea del rene, che completa la silhouette quando il cane sfiora l’erba dei prati a velocità sostenuta. In questa seconda fase della vita del giovane setter bisogna soprattutto curare l’intesa col conduttore (non piace chiamarlo padrone, anche perché, troppe volte, il vero padrone è il cane).

E’ necessario che in ogni circostanza l’animale accorra festoso alla chiamata del conduttore, che desideri stare con lui, che non lo tema, che non si impermalisca per un suo rimprovero, che anche dopo una punizione sia pronto a riprendere il lavoro con slancio.

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