Rapporti Cani e Bambini

Rapporti Cani e Bambini

RAPPORTI CANI – BAMBINI

La pedagogia e la psicologia consigliano di dare ai piccoli un cucciolo per amico.

(di Maurizio Pasinato)

Recenti studi stanno mettendo in evidenza l’importanza del ruolo degli animali, ed in particolare del cane, nel processo di crescita del bambino, soprattutto nei primi anni di vita. La naturale empatia che si crea tra il bambino e il migliore amico dell’uomo è ampiamente documentata, come sono documentati non solo gli importanti aspetti di ordine pedagogico che questo tipo di rapporto ingenera, ma soprattutto il corretto sviluppo psicologico e sociale che questa speciale amicizia attiva. Molto spesso purtroppo i genitori non comprendono l’importanza dell’animale per il ragazzo, considerando solo i fastidi che tale presenza può ingenerare. Inoltre, più di qualche volta sono gli stessi pediatri che interferiscono valutando, in modo ingiustificato, solo gli aspetti epidemiologici legati alla presenza dell’animale. Le malattie zoonosiche, gli allergeni, ecc. Così facendo si rischia di togliere al figlio uno degli stimoli più importanti per la sua crescita cognitiva, per la sua formazione affettivo-relazionale, per il grande vocabolario immaginativo che il bambino si sta costruendo. Siamo tutti d’accordo che oggi il bambino può avere una miriade di referenti educativi: i genitori, la baby sitter, l’asilo, il televisore, il computer, ecc. Credo comunque che l’unico referente non surrogabile sia proprio l’animale, per tutta una serie di caratteristiche che sono proprie di questo referente. Prendiamone in disamina alcune. Recenti ricerche pedagogiche confermano ulteriormente come vi sia una “vicinanza tematica” tra infanzia e animalità. Alcune caratteristiche comuni come l’irrazionalità, l’istintività, la curiosità, le fobie e le paure li accomunano, differenziandoli dal mondo razionale degli adulti. Il cane poi esercita un particolare fascino nei confronti del bambino, che l’entomologo Wilson chiama “biofilia”, vale a dire tutta una serie di pulsioni, curiosità, suggestioni evocate dalla presenza dell’animale. Questo, infatti, è diverso, si muove, gioca con il bambino, lo rincorre e si fa rincorrere. È forse “il gioco” che cementa profondamente questa insostituibile amicizia. Il bambino poi utilizza l’animale per sviluppare un suo mondo immaginario, cercando di dare un certo ordine alla realtà accrescendo la sua fantasia. Il cane opera nei confronti del bambino dei ruoli ben precisi vale a dire: il ruolo affettivo, la valenza formativa e quella didattica.

IL RUOLO AFFETTIVO

Indubbiamente l’animale diventa per il bambino un amico speciale, un alter ego, il confidente per eccellenza, l’interprete dei ruoli che l’amico umano gli affida. A differenza dell’adulto ove la referenza animale rimane in un piano abbastanza definito e costante, nel bambino il riferirsi all’animale, sotto l’ottica delle aspettative e proiezioni, cambia con molta velocità, in quanto, adulto in divenire, vive ineluttabilmente diversi momenti e passaggi d’età. Per capirci, il bambino lascia il nucleo famigliare per entrare nel mondo della scuola, la perdita dei nonni, la malattia di un componente della famiglia, la nascita di un fratellino, le prime pulsioni sentimentali. Tutti questi momenti critici causano una rivoluzione delle regole e dei processi di relazione, ridefiniscono cioè un nuovo concetto di famiglia. Il cane entra allora in questo complesso gomitolo di “novità” vicariando o ammortizzando gli effetti di tali cambiamenti. Il cane, infatti, è sempre presente in questi momenti in termini affettivi, a differenza dei genitori che più di qualche volta non sanno interpretare e soprattutto giustificare i cambiamenti che il bambino sta vivendo, vuoi perché presi dai frenetici ritmi sociali, vuoi perché impreparati al ruolo che stanno vivendo. Un altro aspetto nella crescita del bambino, nel momento in cui entra nel mondo degli adulti, è quello di doversi trovare di fronte al fatto di dover sottostare al giudizio. I genitori, la scuola, gli amici, la società ci giudica. Indubbiamente il “giudizio” nella maggior parte dei casi, ha un fine di bene, serve alla crescita morale sociale e scolastica del bambino. Questi tuttavia vive in modo traumatico l’essere giudicato, perché non in grado ancora di capirne il significato e l’utilità. Ecco che ancora una volta “Fido” diventa il naturale rifugio, dalla fuga della realtà, “lui” infatti, non mi giudica mai, diventando così un “sostegno” alle mie ansie. Sostegno che come ricordavo prima, diventa importantissimo anche in altri momenti di “incertezza” affettivo-referenziale. Un cambiamento di residenza, una brutta esperienza, il passaggio ad una scuola superiore. Senza entrare nel merito delle recenti ricerche neurobiologiche, che riaffermano ancora di più di come un corretto rapporto uomo animale sia in grado di attivare tutta una serie di mediatori biochimici antistress, voglio solo ricordare come il referente animale abbia in particolari contesti una funzione rilassante aumentando il livello di sicurezza del bambino. Se consideriamo infine che nella società odierna i “figli unici” sono sempre più numerosi, ecco che necessariamente, in questo contesto, il cane viene a svolgere l’indispensabile ruolo di compagno di giochi, custode di segreti, compagno di esplorazioni, interlocutore del disalogo interspecifico. Per ragioni di spazio, riterrei opportuno, se la cosa è gradita, trattare gli altri aspetti della valenza formativa e didattica in successivi articoli.

Permettetemi di ricordarvi senza intenzioni pubblicitarie, che in casa SCIVAC (Società Culturale Italiana Veterinari Animali da Compagnia) è nata la SISCA (Società Italiana di Scienze Comportamentali Applicate) che mi trovo a codirigere. La nostra società oltre ad interessarsi dello studio, ricerca e cura dei disturbi del comportamento dei nostri animali d’affezione, allarga il suo campo di interesse alla zooantropologia (studio del rapporto uomo-animale) alla bioetica, al benessere animale ed alle attività e terapie assistite dagli animali, la famosa “Pet Terapy”. A differenza di altre società specializzate nate in casa SCIVAC, che annoverano solo medici veterinari, l’iscrizione alla SISCA è aperta anche ad altre aree professionali, medici, psicologi, biologi, etologi, sociologi, ecc. Indubbiamente la crescita della nostra società culturale è legata al contributo fattivo di tutte queste aree interdisciplinari, per cui, siamo pronti ad aprire le porte a tutti gli interessati. Chi volesse poi approfondire le tematiche in campo zooantropologico e bioetico, consiglio le letture del collega Roberto Marchesini, uno dei maggiori esperti del settore in campo internazionale.

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