Il Setter Laverack

Il Setter Laverack

La linea Laverack del setter inglese è universalmente considerata tra le più antiche e più apprezzate in assoluto. Poche altre razze possono vantare una così ampia e convinta stima da parte di generazioni di illustri cacciatori e sportsmen.

È un dato di fatto che questi cani siano stati impiegati in lunghe e intense giornate di caccia, spesso per settimane consecutive, dall’alba fino al tramonto, dimostrando una resistenza fuori dal comune. Lo stesso valeva per altri soggetti appartenenti al medesimo ceppo, utilizzati con identica continuità. Il loro valore era tale che il Marchese di Breadalbane decise di mantenere nei canili di Taymouth Castle, nel Perthshire, esclusivamente setter di questo tipo, rifiutando qualsiasi altra varietà. Analoga scelta fu fatta nei canili di Inverary Castle, in Argyleshire, residenza del Duca di Argyle, che nutriva grande considerazione per questi cani. In quel periodo erano presenti anche setter nero-focati, ma la preferenza ricadeva nettamente sui cosiddetti “bleu”. Ebbi modo di osservare frequentemente entrambe le varietà a Inverary, durante i soggiorni nei pressi del Loch Awe. Anche altre importanti personalità dell’epoca, come il Marchese di Bute di Rothesay Castle, l’ultimo Duca di Northumberland, Mr. Hamsey di White Hill vicino a Edimburgo e diversi altri, possedevano setter di pari origine.

Da molti anni questa razza era ben conosciuta nel Cumberland, nel Northumberland e nelle aree confinanti. Successivamente venne diffusa in numerose altre regioni, tra cui il Perthshire, il Badenoch, il Lochaber, lo Strathspey, il Caithness, l’isola di Islay e gran parte dell’Irlanda del Nord, dove per decenni furono affittati territori di caccia. In tutte queste zone è possibile trovare testimonianze dirette della funzionalità, dell’affidabilità e della robustezza del setter Laverack. Posso affermare di aver dedicato l’intera vita – ormai oltre settant’anni – alla conservazione e al miglioramento di questa razza.

Ciò non significa che essa debba essere considerata superiore a tutte le altre razze di setter osservate al lavoro nelle Highlands scozzesi e in altre regioni. Anche queste ultime erano di qualità eccellente e, pur non essendo state presentate alle esposizioni per i rischi che comportava il loro impiego venatorio, possedevano un valore tale da poter competere idealmente con i soggetti più premiati, incluse le massime onorificenze internazionali.

Dal punto di vista morfologico, il setter Laverack presenta una testa lunga e fine, priva di eccessi, con avantreno ben sviluppato.

Il torace è profondo e ampio, con costole ben arcuate che conferiscono solidità alla linea dorsale fino all’attacco della coda. I reni sono larghi e molto forti, le spalle lunghe e ben inclinate, il dorso relativamente corto e compatto. Le spalle non devono essere dritte, ma piatte e larghe. La coda è inserita correttamente sulla linea dorso-reni, portata leggermente ricurva a sciabola e arricchita da un abbondante pennacchio. Gli arti sono solidi, con segmenti inferiori corti e piedi serrati e compatti; le cosce risultano ben angolate e raccolte sotto il corpo, mai aperte o divergenti.

Il mantello tipico è nero e bianco punteggiato, noto come “bleu”, con pelo lungo, fine e setoso. Gli occhi sono espressivi, intelligenti, di colore bruno intenso; le orecchie sono attaccate basse, aderenti alla testa, contribuendo a un’espressione dolce e armoniosa. Esiste anche una varietà detta “limone e bianco Belton”, appartenente allo stesso identico ceppo: la differenza cromatica consiste nella punteggiatura color limone al posto del bleu, con identica distribuzione e caratteristiche. Questi soggetti non differiscono in nulla per qualità venatorie, coraggio e resistenza.

Per circa cinquant’anni ho allevato e posseduto setter appartenenti a questa famiglia e ritengo che difficilmente se ne possano trovare di superiori. Il setter Laverack riunisce tutte le qualità fondamentali per l’impiego venatorio: velocità, olfatto finissimo, sicurezza di naso, metodo nella cerca e grande capacità di individuare e guidare il selvatico. È senza dubbio una delle razze di setter più resistenti mai incontrate. Se una superiorità può essere riconosciuta, essa risiede soprattutto nell’energia inesauribile, nella tenacia e nell’ardore dimostrati sul lavoro.

Anche i setter neri lucidi appartenuti a figure come Lord Ossulston, Lord Hume e Harry Rothwell erano cani di altissimo livello, paragonabili sotto molti aspetti ai Laverack. Tra questi, Trimmer, un bleu Belton, fu uno dei migliori soggetti mai posseduti. Dotato di eccezionale capacità di individuazione del selvatico, cacciava sempre con intelligenza rispetto al vento. La sua cerca era così intensa e appassionata che risultava impossibile capire se fosse in traccia o meno, fino al momento della ferma, che non si rivelava mai falsa. Dimostrava inoltre una straordinaria abilità nel trattare selvatici pedinatori: quando percepiva che l’emanazione si allontanava, invece di seguire la traccia a terra, si abbassava, portava il naso al vento e intercettava l’odore nell’aria, fermando nuovamente il selvatico dopo decine di metri. Se necessario, ripeteva questa manovra più volte, consapevole che l’emanazione diretta era più affidabile di quella lasciata sul terreno. Sono convinto che lavorasse esclusivamente sulle emanazioni provenienti dal corpo dell’uccello e non su quelle residue sul suolo. Questo cane eccezionale era frutto di un accoppiamento molto stretto, tra fratello e sorella.

setter inglese, storia del setter inglese, setter inglese Edward Laverack, origini del setter inglese, allevamento Laverack, razza setter inglese, cani da ferma inglesi, selezione del setter inglese, standard di razza setter inglese, tradizione cinofila inglese

Translate »