I giudici delle Esposizioni Canine

I giudici delle Esposizioni Canine

I giudici (o le giudici) sono persone che allevano od hanno allevato almeno una razza, per vari anni e con notevole successo; quindi sono allevatori. Questa qualifica già in sé contiene una serie di implicazioni: per allevare con successo bisogna frequentare esposizioni e raduni ove presentare i prodotti del proprio allevamento e farli apprezzare. E’ chiaro che il successo è determinato dall’eccellenza dei prodotti. I campioni sono frequentemente figli o nipoti di soggetti a loro volta campioni o comunque di qualità elevata. Il che significa in pratica che per allevare con l’auspicato successo bisogna ben conoscere quella razza sia nello standard che nella sua storia evolutiva al fine di fare una oculata scelta dei riproduttori. Dunque l’allevatore è certamente un buon conoscitore della medesima per necessità. Secondo punto qualificativo è quello della pratica di ring, che il candidato giudice deve aver acquisito anche come commissario. Le sue presenze saranno registrate su uno speciale libretto. Questa esperienza è indispensabile per acquisire la meccanica del giudizio ed il suo svolgimento.

Cinofilo “immacolato”

Il candidato dovrà essere una persona nota nell’ambiente del Club di razza e conosciuta anche da un paio di giudici “anziani”. Tutti lo presenteranno come “persona sportiva, seria, corretta alla quale si può accordar fiducia”. Il candidato non deve essere gestore di negozi per la vendita di prodotti cinologici, né di pensioni per cani, né di scuola di addestramento. Insomma non deve essere un professionista del ramo. Deve aver compiuto i 25 anni, possedere almeno la licenza di scuola media superiore e naturalmente avere una fedina penale immacolata. Tutto qui? No davvero: il bello comincia ora.

Infatti il nostro candidato o candidata che sia, dovrà ottenere dall’Enci su proposta del Comitato Giudici, l’autorizzazione a sostenere due serie di esami: uno teorico scritto ed orale, su nozioni di genetica, anatomia, cinologia descrittiva, meccanica animale, criteri di allevamento etc.; e nel caso che questi esami siano stati un successo, il candidato dovrà affrontare quello pratico davanti ad una commissione che valuterà le sue scelte ponendogli quesiti sul concetto che le ha ispirate. Se tutto è andato per “il verso giusto” può ancora darsi che a discrezione della commissione esaminatrice venga richiesto al candidato di fare ancora un paio di assistentati a fianco di un giudice designato e particolarmente esperto di quella razza. Dopo tutto questo iter, allevatore, assistente di ring, esami teorici e pratici, il Consiglio Direttivo decide da dare la fiducia al candidato, il quale, a questo punto, è ufficialmente giudice di bellezza per quella specifica razza. Dopo la quinta volta che avrà giudicato in esposizioni nazionali avrà l’autorizzazione a giudicare in internazionale.

Giudizi insindacabili

I suoi giudizi saranno insindacabili (la responsabilità è solo sua), ma un altro personaggio importante, il Delegato Enci, controllerà che tutta la procedura di giudizio sia stata eseguita a norma di regolamento. Tutto questo per chiarire che la procedura è lunga, che richiede l’acquisizione di approfondite nozioni teoriche e pratiche. Per questo che l’Enci è assai cauto prima di concedere l’autorizzazione a giudicare. Ci sono anche ottimi allevatori che per motivi vari non sono divenuti mai giudici, altri che conoscendo perfettamente la razza non sarebbero necessariamente dei buoni giudici; perché per esserlo sono indispensabili anche qualità caratteriali che non sono di tutti. Vediamole. Capacità di analisi e di sintesi (il cosiddetto “colpo d’occhio”), sicurezza, una solida filosofia del giudizio (che consente di essere coerente), grande rispetto per l’espositore e serietà deontologica.

Un elenco giudici italiani di esposizione ammonta a circa 200 nominativi, ma bisogna rilevare che 11 di essi sono abilitati per tutte le razze, molti per una sola razza (il che ne rende difficoltoso l’impiego costante da parte dei gruppi cinofili). In generale possiamo dire che coloro che sono costantemente impiegati non sono più di una cinquantina. Si muovono tutti su un terreno, quello del giudizio zootecnico, che non si basa su una scienza esatta. Si trova del resto nello standard un certo margine di libertà interpretativa, il che rende il compito del giudice piuttosto difficile. Egli deve essere cauto ed emettere dei giudizi ben meditati poiché la sua è un’opera di notevole responsabilità: le qualifiche e classifiche che egli esprime nel giudizio potrebbero essere preliminari al titolo di Campione. Titolo che sarà fedelmente riportato sul Certificato di Iscrizione al Libro origini con un “CH” che sta appunto per Campione. Ora bisogna considerare che questo certificato, emesso dall’ Enci dietro incarico del Ministero, è di fatto un atto riconosciuto in tutto il mondo, dal Giappone, all’Australia, al Canada, alla Russia, all’Inghilterra dai relativi organismi cinofili centrali. Dal che si deduce che si tratta di un atto avente rilevanza pubblica. Questo spiega le doverose cautele dell’ente tutorio ad affidare ai candidati giudici il mandato con quale essi sono autorizzati al giudizio.

Ma chi glielo fa fare?

La loro opera è assolutamente gratuita, non spetta loro che un modesto rimborso spese che spesso risulta… un po’ stretto. Certo che gli inviti a giudicare, magari all’estero, sono molto allettanti quando li si valuta in superficie, ma in bilancio debbono essere messe le ore di sonno perdute, la difficoltà dei viaggi, lo strapazzo e la gravità dell’impegno. In media ad ogni giudice vengono assegnati una ottantina di cani. Tutto il lavoro deve essere svolto in 4 o 5 ore. A questo punto la domanda che viene spontanea alle labbra è: “Ma se si tratta di un lavoro faticoso, stressante, talvolta contestato e per di più non pagato chi ve lo fa fare??”.

La risposta, oltre a quella ovvia “perché sono un po’ matti” è questa: perché amano essere in mezzo a bei cani, a scoprire fra i giovani quelli che un giorno, crescendo, diverranno campioni, e per il piacere di dire ad allevatori e proprietari che stanno seguendo la via giusta (oppure no), e perché il giudicare ci aiuta a comprendere quanto sia complesso l’universo cane, (che non ci sono detentori di verità assolute). E anche perché, dopo aver allevato per anni, frequentato esposizioni e giudicato migliaia di soggetti per decine di anni anno sempre qualcosa da apprendere.

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