Addestramento
Educare, comprendere e costruire il giusto equilibrio tra cane e conduttore

L’ addestramento delle razze da caccia mira a migliorare il rendimento venatorio del soggetto, tramite un’educazione, o dressaggio, che porti il cane a un’immediata risposta ai comandi e a eseguire in maniera quasi automatica gli atti che garantiscono un’azione venatoria corretta.
La validità di un soggetto è quindi connessa, oltre che alle doti naturali, anche a un buon dressaggio, ma neppure l’addestramento più scientifico e sistematico può sviluppare doti, istinto e capacità mancanti. Un efficace addestramento non deve limitare l’iniziativa e le qualità innate del soggetto fino a renderlo una specie di automa, sottomesso al suo istruttore. Riteniamo quindi inutile l’utilizzo di mezZeus su Starne….zi coercitivi o punizioni eccessive, che possano suscitare timori o diffidenza verso l’addestratore. Anche il cane più ostile può essere portato all’obbedienza, grazie a una progressione ordinata degli esercizi.
Ogni esercizio dovrà essere ripetuto con tenacia, finché l’allievo non sarà in grado di eseguire l’ordine in modo corretto e automatico. Tutto il processo di addestramento è rivolto, oltre che a sviluppare le doti naturali del soggetto, anche a controllare e disciplinare il comportamento mediante l’obbedienza ai comandi. I comandi fondamentali sono: “seduto”, “chiamata’, “va”, “dietro”, “terra’ , porta”. Gli ordini vengono impartiti con voce moderata ma decisa, poiché in questo modo si abitua il soggetto a prestare maggiore attenzione e si ha la possibilità di utilizzare un tono di voce più alto per riprenderlo in caso di imperfezione nell’esecuzione. Un cane ben addestrato deve eseguire prontamente gli ordini, Questo risultato si ottiene soltanto quando il soggetto è in grado di associare in modo preciso il comando verbale e gestuale all’esecuzione dell’ordine. Durante la preparazione dell’allievo, l’istruttore dovrà richiedere con costanza e tenacia l’obbedienza ai comandi; dovrà inoltre evitare di impartire un ordine quando il cane non potrà eseguirlo, per non perdere autorità e prestigio nei confronti del soggetto.
Il dressaggio preliminare verrà svolto dapprima in luoghi dove non esistono distrazioni, e solo in seguito in campagna.
E’ essenziale che un esercizio ben svolto sia sempre rinforzato da gratificazioni come leccornie, premi o carezze. Gli studi di psicologia animale, infatti, dimostrano che esiste un rapporto direttamente proporzionale tra il premio e la possibilità di ripetizione dell’azione richiesta. Ricordiamoci sempre che è un grandissimo errore punire il soggetto che non abbia ancora perfettamente acquisito l’esercizio o che lo esegua dopo qualche titubanza. L’educazione del cucciolo deve sempre essere associata al gioco e finalizzata a non scoraggiare le utili iniziative del cane, ma semmai a valorizzarle. E’ importante.




Pur se in teoria sarebbe più corretto trattare separatamente le due branche principali dell’addestramento, quella per l’educazione domestica e quella rivolta a scopi venatori, considerata la finalità dell’opera riteniamo opportuno prendere in esame la materia nel suo insieme e seguire il nostro setter dalla nascita fino al momento in cui inizia la vera scuola in seno alla famiglia, dalle prime uscite in campagna al dressaggio sulla selvaggina, fino ad arrivare alla preparazione specifica per le prove di lavoro. Il mondo della caccia avrà sempre la precedenza su tutto, perché crediamo che l’attività venatoria sia la vera espressione di ogni razza destinata a questo scopo, particolarmente per il setter inglese.
Se consideriamo che siamo giunti, come numero d’iscrizioni al LOI, intorno alle ventimila, con qualche differenza di anno in anno sia in eccesso sia in difetto, appare evidente che l’educazione del setter inglese interessa un gran numero di famiglie italiane, nelle quali è uno dei componenti che decide di prendere il cane per l’attività venatoria. Da parte nostra ci auguriamo che non vi sia nessuno che intenda fare del setter inglese un cane da compagnia, salvo poi valorizzarne doti particolari di tipo non venatorio o presentarlo nelle esposizioni se la natura gli concede la fortuna di essere veramente tipico


