A due mesi circa d’età, ogni cucciolo, a qualsiasi razza appartenga, diviene di proprietà di qualcuno, soprattutto se discende da genealogie celebrate che ne hanno determinato l’acquisto.
Il setter inglese è uno dei cani più apprezzati e richiesti, per i suoi valori come razza, per la fama largamente celebrata dalle riviste di settore, per la notorietà acquisita nelle prove o nelle gare, per la reputazione guadagnata nel mondo della caccia. Dunque, a due mesi o poco più, il cucciolo di setter inglese entra in famiglia. Nel’ acquisto, speriamo vi siate comportati da intenditori, guardando soprattutto alle fattezze del tronco e della testa e non fissandovi sul colore che, seppur importante (ma solo per il gusto personale), non rappresenta nulla. Il setter inglese può essere bello sia nero e bianco che marrone, arancio, tricolore con piccole o grandi macchie: basta che non abbia problemi di depigmentazioni, rachitismo, prognatismo, patologie dello scheletro acquisite o congenite. Che poi il manto chiaro, punteggiato, sia particolarmente apprezzato, può anche determinare un’idea, ma, quando scegliete un cucciolo, immaginate di mettere il colore in una sagoma perfetta che abbia le giuste proporzioni: il setter sarà sempre bello, anche se vorrete sbizzarrirvi con la tavolozza dei colori. Detto questo, introduciamo subito un concetto fondamentale: non c’è miglior sistema per esaltare le doti innate di un qjovane cane che quello di stargli vicino come se fosse, a tutti gli effetti, un componente della nostra famiglia (senza esagerare, però; senza farne un pupazzo da trastullo per grandi e piccini). Chi tiene il cucciolo in un box, che poi sarà la sua casa di sempre, non dimentichi di quando in quando di andare da lui, di offrirgli un bocconcino succulento, di portarlo fuori libero da ogni vincolo, di farlo giocare chiamandolo e accarezzandolo, di ripetere il suo nome scandendone le sillabe.
Chiamate il vostro setter con un nome breve, un nome che possibilmente abbia la prima sillaba accentata, evitando quei nomi composti che servono a fare solo bell’effetto nei cataloghi delle esposizioni. Fate anche attenzione agli eccessi di affetto: i cuccioli di setter inglese sono coccoloni ma presto si viziano. Cullateli, dunque, giocate con loro e accarezzateli, ma quando è ora di andare nel box (è necessario che il cucciolo non dorma in poltrona) non fatevi prendere dalla tenerezza e siate decisi nel mandarcelo. Le prime notti abbaierà e uggiolerà, facendovi capire che non vuole rimanere solo (se i cuccioli sono più di uno vi saranno meno problemi, perché in compagnia certe fobie passano in fretta). Mettete allora dentro la cuccia una vostra vecchia scarpa, un cappello che non usate più e vedrete che il cucciolo solitario ben presto si accuccerà e si metterà a dormire tranquillo come se vicino a lui ci foste voi. Non è qui i caso prendere in esame gli aspetti generici del l’allevamento, dato che è nostra intenzione trattare solamente di ciò che è veramente specifico della razza. Basterà ricordare rapidamente alcune norme fondamentali: – per il cucciolo sono obbligatorie la vaccinazione e la sverminazione; la sua alimentazione deve essere sostanziosa;
- nel luogo dove è situata la sua cuccia il sole deve penetrare per diverse ore al giorno
- la cuccia deve trovarsi in terra all’interno di un recinto dove il cucciolo abbia la possibilità di esercitare con un po’ di moto le ancora esili zampe, anche per prevenire il rachitismo, che è un male sempre in agguato nei primi mesi di vita.
Nei vecchi trattati sull’addestramento del cane, già a due o tre mesi iniziava la prolissa scuola del “terra”, del “riporto”, del “dietro”. Erano altri tempi. Allora l’abbondanza di selvaggina in ogni parte d’Italia esigeva soprattutto l’obbedienza incondizionata, per trattenere il cane in un raggio di cerca piuttosto limitato, ma oggi la prima dote che si richiede è la passione potenziata al massimo, quella che fa superare ogni sacrificio, l’unica con la quale c’è ancora speranza di far funzionare il fucile. Il giovane setter non va mai demoralizzato e l’obbedienza che si richiede deve servire unicamente a non farlo andare oltre i limiti, senza tuttavia compromettere l’impegno necessario per reperire il capo di selvaggina, magari l’unico, che abita la campagna in cui voi andate a caccia. Quindi, la scuola del “terra” deve essere fatta intorno ai quattro-cinque mesi, con buona determinazione ma senza violenza, e soprattutto quel tanto che può servire in certi particolari momenti. Se il cucciolo è dotato di intelligenza, che poi è sempre la prima dote che bisognerebbe ricercare, ben presto capirà ciò che si pretende da lui ed eseguirà l’esercizio naturalmente. Chi ha in mente di adoperare il setter come futuro ausiliare per la caccia provi a farlo riportare, gettando di quando in quando una palletta di stracci, un piccolo oggetto resistente ma non troppo duro, e infine una quaglia morta ma che sia intatta nelle penne. Da cuccioli, i setter inglesi hanno tutti la tendenza ad abboccare l’oggetto per giocarvi: starà all’addestratore far sì che, giocando, il cucciolo ritorni ai suoi piedi e consegni la “preda” meritandosi una carezza. Poi via di nuovo con un altro lancio. Non siamo dell’avviso di premiare sempre con un bocconcino prelibato.
Dopo un po’ di tempo, infatti, il cucciolo, appena abboccata la palletta o la quaglia, l’abbandonerà per correre a prendere anzitempo la ricompensa. Il riporto nel setter inglese è spesso istintivo e solo una scuola correttiva di qualche difetto può essere utile, però c’è da considerare che se non vuole saperne è inutile insistere, sperando solo in un convincimento derivante dal tempo. Il riporto è un momento massimamente apprezzato all’inizio, quando il setter non può ancora dimostrare le altre doti venatorie che hanno molta più importanza di questo giochetto da cortile. Da adulto, probabilmente il cane tenderà più a recuperare che a riportare, anche se non è escluso che possa compiere unitamente le due mansioni con grande gioia del proprietario. Nel periodo che va dai due ai cinque mesi, molti provano il giochetto della farfalla, che consiste nel legare a un lungo filo un batuffolo di lana o di carta colorata, e il tutto a una canna. Facendo sventolare la finta farfalla davanti al muso del cucciolo (o dei cuccioli), questo, dapprima incerto, poi sempre più eccitato, comincerà a rincorrerla. A un certo punto si lascerà cadere in mezzo all’erba nell’immobilità assoluta e assumerà un atteggiamento di agguato, cioè la posa della ferma. Per la stessa ragione non bisogna dare soverchia importanza a ferme fatte a vista su polli, uccelletti, gatti o quant’altro il cucciolo incontri nelle sue passeggiate giornaliere. E’ più importante farlo correre in un prato dove il terreno non abbia impedimenti di sorta, perché, se per caso dovesse cadere e farsi male, potrebbe essere condizionato e bloccato da un’attenzione continua che non è propria del carattere esuberante del vero setter inglese. Da queste prime mosse del cucciolo, ormai quasi cuccioIone, si potranno osservare il movimento, la psiche, la volontà, l’olfatto e tutto ciò che è innato e fa parte della natura della razza
